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Maurizio Ruggiano

Autoterapia
6'47'' 2013

Palermo, 1966
Là “dove finisce l’arte, dove comincia la vita”, sulla sottile linea d’ombra in cui matura la consapevolezza del proprio essere nel mondo, abitano le opere del ciclo Autoterapia di Maurizio Ruggiano. Installazioni, foto, video, arazzi composti da oggetti riciclati, compongono nel linguaggio multiplo della contemporaneità un percorso unitario, dove si riflette un passaggio esistenziale: il superamento del trauma e del relativo senso di colpa insieme al sentimento di incertezza di sé, la rielaborazione del ricordo e infine l’accettazione della responsabilità di essere se stessi. Percorso personale dell’artista, ma al contempo universale. In ogni espressione artistica moderna c’è una componente autobiografica, a volte molto celata tra le pieghe della forma, a volte esplicita fino allo strazio. Non si tratta di una semplice confessione, ma di un processo di trasformazione: chi sa dare forma estetica al proprio disagio individuale o collettivo, infatti, lo oggettiva fuori di sé riuscendo spesso ad andare oltre. Una funzione terapeutica che per gli artisti nati sotto Saturno è ragione stessa della loro necessità espressiva: come ha detto Braque, “l’arte è una ferita che si trasforma in luce”. Così una delle più grandi artiste del Novecento, Louise Bourgeois, ha lavorato nelle sue opere per tutta la vita sulla propria ossessione dei fantasmi parentali e sul proprio trauma, spinta dalla necessità di rimarginare una ferita originaria, destinata sempre a riaprirsi: “Arte è garanzia di sanità – ha scritto -, l’artista è in grado di sopportare il proprio tormento attraverso il fare arte”. La convinzione che l’arte sia terapeutica e abbia un potere salvifico, sia per chi la fa che per chi la fruisce, è antica. Ha la sua origine già nella catarsi aristotelica, cioè nell’idea greca che la tragedia sia mettere in scena e vivere le proprie passioni per oltrepassarle nella dimensione mitica e così superarle. Un’idea che permane nella storia della cultura fino ad assumere un colore psicologico nel Novecento: Freud, ma anche Jung, affermano che l’arte è trasformazione del dolore in simbolo, e ciò consente di ristabilire un equilibrio, magari precario; più recentemente Hillman ha affermato che il principio di salvezza della nostra umanità non risiede in soluzioni tecniche, ma nella materia poetica generata dalla mente, in quella capacità immaginativa che conferisce profondità all’esistenza, ovvero nella creazione dei propri simboli. Autoterapia in fondo è un’opera unica, anche se composta da elementi differenti, realizzati nel corso del tempo, magari in periodi diversi e a fianco della normale attività creativa e lavorativa di Ruggiano. Elementi legati tra loro dall’intenzione di ricucire gli strappi portando all’esterno l’esperienza vissuta: “Ogni lavoro del progetto Autoterapia è l’immagine simbolica di alcuni blocchi psichici che si sono presentati durante la crescita, situazioni che mi hanno rallentato, ostacoli che nel periodo infantile hanno annichilito la mia volontà......I lavori legati al progetto hanno lo scopo di distaccarmi, vedere dall’esterno, dare altri valori a quanto ho vissuto. Ho usato media diversi, perché questo è il mio modo di lavorare, ma tutti sono parte di un discorso unitario”. Il tema è il disagio infantile, provocato da conflitti familiari e/o da abusi sessuali, e il percorso di crescita per superarlo ristabilendo un equilibrio. L’autoanalisi esistenziale dell’artista mette a fuoco la complessità dei rapporti che segnano la psiche del bambino. Alla problematica affettiva si intreccia la riflessione sui traumi infantili da abusi sessuali, vissuti nella vergogna e nel silenzio, più diffusi di quanto si creda in ogni strato sociale e in genere consumati in ambienti parentali e domestici. Nel percorso espositivo si alternano opere legate all’esperienza individuale ad opere che promuovono invece una riflessione più ampia sulle dinamiche sociali che calpestano i diritti dell’infanzia. Il progetto vuole coinvolgere lo spettatore, provocando un’osservazione speculare: il tema dell’infanzia deprivata infatti non può essere circoscritto in un problema personale, si tratta invece di un problema universale che oggi, in un’epoca di sviluppo diseguale e falsi miraggi consumistici, ha una sua triste attualità.

Maurizio Ruggiano è nato a Palermo nel 1966. Segnato da un’infanzia travagliata per il conflitto tra i propri genitori, poi dal disagio iniziale e dalla febbre della propria omosessualità, vaga a lungo alla ricerca di se stesso tra esperienze diverse di sublimazione: monasteri francescani, buddismo tibetano, macrobiotica, mistica sufi. Negli anni Ottanta, dopo essersi fatto le ossa come D. J. nelle vivaci associazioni culturali alternative della Palermo di allora come Il Labirinto, inizia a lavorare in teatro come tecnico del suono e consulente musicale, sia per il colto e d’avanguardia Teates diretto da Michele Perriera con cui collabora per vent’anni, sia per il teatro popolare di marionette di Anna Cuticchio, nel quale farà anche il burattinaio e l’attore, e infine, più recentemente, con il celebre puparo Mimmo Cuticchio. All’Accademia si iscrive tardi, a trent’anni, completando il suo corso quinquennale con una ricerca sul campo attorno al fenomeno allora nuovo delle chat e dei siti web d’incontri. Ma l’esperienza più stimolante e liberatoria nel periodo di studio è sicuramente l’Erasmus trascorso in Spagna a Valencia, alla quale faranno seguito nel 2001 due mostre significative, la prima a Rotterdam all’European Bisexual Conference 1 alla quale partecipa con foto e opere grafiche, e la seconda a Huesca, di nuovo in Spagna, dove presenta un lavoro multimediale dal titolo provocatorio Cura pastorale delle persone omosessuali. Si va configurando il suo universo creativo: temi disagevoli; ambiguità emotiva che però si traduce in un linguaggio diretto mescolando crudezza e candore; molteplicità di mezzi espressivi, dalla fotografia, il video, la computergrafica, a pratiche più manuali come il riciclaggio di oggetti e materiali di scarto recuperati nelle derive dell’esistenza. La sua stessa casa-studio diventa un’installazione permanente dove il disordine della vita si mischia all’accumulo dei reperti: pareti, sedie e ripiani sono altrettanti altarini devozionali del culto delle piccole cose, un culto dove gli Dei sono pupazzi, giocattoli consunti, vecchie maschere e minuscoli feticci trash. Alcuni finiscono nelle sue opere, altri restano invece a vegliare nella Wunderkammer del quotidiano. Seguono altre mostre personali in varie gallerie palermitane, con cadenza più regolare a L’Altro artecontemporanea (2002, 2003, 2006), dove espone opere forse ancora troppo ingabbiate in una ossessiva ibridazione fisica di corpi e oggetti. Con un senso differente l’ibridazione resta il tema anche del lavoro più recente, la videoinstallazione La certezza dell’ombra, realizzata insieme a Kali Jones attorno ai versi del poeta siriano Adonis, e presentata a marzo 2011 al Centro d’arte di Villa Alliata Cardillo a Palermo, e in versione ridotta anche a Gibellina e Caltagirone. Ma, si trattava stavolta di un’ibridazione percettiva di sensazioni visive e acustiche, svincolata dalla forza di gravità della materia, allusiva di presenze più sotterranee e misteriose, e che, nello sguardo del poeta in viaggio nell’isola, rimanda all’ibridazione culturale del mediterraneo. Oggi Maurizio Ruggiano lavora stabilmente come archivista presso la Civica Galleria d’Arte Moderna di Palermo, ha imparato a tenere sotto controllo il caos, e ha trovato i suoi simboli. Va e viene dalla stanza dell’infanzia, senza esserne più prigioniero. Attraverso alcuni momenti topici, Autoterapia documenta un lungo percorso alla ricerca di una sponda, ma non è una selezione o un’antologia, piuttosto è un diario di bordo che ha sempre affiancato il suo lavoro artistico, e che oggi testimonia un approdo da dove il viaggio può ripartire.

2012 assistente al workshop di Studio Azzurro oratorio San Lorenzo Palermo 2012 Autoterapia. Personale, a cura di Eva Di Stefano 2011 Proselitismo , video, The Kicking Boot, Londra 2011 La Certezza dell’Ombra, videoinstallazione, Centro d’Arte Piana dei Colli, Palermo; Museo di arte contemporanea, Caltagirone (Ct); Fondazione Orestiadi , Gibellina (Tp) 2010 L’immagine continua, rassegna di video-arte, 2. edizione, Catania 2009 L’immagine continua, rassegna di video- arte, 1. edizione, Catania 2008 SVILUPPO ALCUNE FASI FAMA / Fame/ Hunger, het wilde weten, Rotterdam 2007 S. Sebastiano, foto, Cappella Orsini, Roma 2006 Mutaciones, Festival internazionale di video-arte, Valencia 2006 Infanti, personale, Galleria L’Altro Artecontemporanea, Palermo 2005 Perdita sensoriale, foto, Cappella Orsini, Roma. 2001 Cura Pastorale, multimedia, Facoltà d’arte e fotografia, Huesca (SP) 2001 Mutazioni, A.B.C.1 (european bisexual conference), Rotterdam. 2001 Workshop con Vector Pisani, Genio di Palermo, Palermo. 2000 Due Fiori, Civica Galleria d’Arte Moderna, Palermo 1997 Graffiti - pittura, Galleria Purgatori 2, Valencia 1997 Tre storie con bambola di gomma, Palazzo S. Nicola, Valencia 1997 Adamo Eva e prole, Auditorio, Torrent




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